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D. J. Siegel, La mente relazionale. Neurobiologia dell’esperienza interpersonale, R. Cortina, Milano, 2001, pp. 362, 33 Euro

 

 

 

Questo libro si apre con un quesito piuttosto consueto: "Cosa è la mente?", al quale si aggiunge un ulteriore e decisivo quesito: "Come si sviluppa?"

La risposta dell’autore è che la mente è il prodotto delle interazioni di esperienze interpersonali con la struttura e la funzione del cervello.

Siegel ha una preparazione psichiatrica e di psichiatria infantile, ma, oltre agli aspetti clinici conosce in dettaglio le ricerche neurobiologiche più recenti, che gli permettono di proporre una visione integrata dello sviluppo della mente.Le influenze ambientali e i rapporti interpersonali hanno un ruolo-chiave nella strutturazione della mente; si tratta di un processo parallelo ai modi con cui viene plasmato il cervello. Tre sono i principi fondamentali definiti all’inizio della trattazione:

  1. La mente emerge da processi che influenzano i flussi di energia ed informazione del cervello e lo collegano ad altri cervelli.
  2. La mente si forma in seguito all’interazione tra processi neurofisiologici interni ed esperienze interpersonali.
  3. Struttura e funzione cerebrali si sviluppano a partire da programmi geneticamente determinati modellati ed influenzati dalle esperienze, specie interpersonali.

Combinando assieme le idee di Siegel e quelle dei più importanti neurobiologi contemporanei, la mente si può definire come processo — più che come struttura — e tale mente-processo si costituisce come costruzione condivisa (co-costruzione) con altre menti.

I diversi capitoli del libro sono dedicati alle diverse esperienze mentali, cioè memoria,attaccamento, emozioni, rappresentazioni, autoregolazione, connessioni interpersonali e integrazione.

Prima di tutto viene definita la memoria — in quanto insieme di processi con i quali gli eventi passati influenzano le risposte future — distinguendo poi varie forme di memoria (procedurale, implicita, esplicita ecc.). Immediatamente legata alla memoria è la coscienza autobiografica con cui ciascuno stabilisce il senso della propria continuità nel tempo.

Il senso dell’attaccamento del bambino alle figure genitoriali è collegato alle narrazioni che uno fa a se stesso e che sente fatte dagli altri, in cui giocano un ruolo primario le emozioni e la cosiddetta "sintonizzazione affettiva". Come rappresentazioni si intendono i risultati dell’attività mentale in risposta ad esperienze alle quali si attribuisce un valore e un significato.

La teoria della complessità è lo strumento con cui sono state studiate le dinamiche degli stati mentali nei processi di auto-organizzazione messi in moto da esperienze soggettive e da relazioni interpersonali. L’auto-regolazione che così viene raggiunta implica la modulazione delle emozioni che colorano i flussi di informazione e le rappresentazioni mentali evocate dalle relazioni interpersonali e successivamente strutturate nell’organizzazione del Sé.

Ogni mente individuale non è mai isolata, ma partecipa delle menti di altri e, mediante le proprie capacità di integrazione unite alle influenze dei rapporti con gli altri, è in grado di mettere assieme coerentemente passato, presente e futuro.

Le conoscenze neurobiologiche necessarie per chiarire diversi aspetti della funzione mentale sono esposte in modo sintetico e particolarmente attento alle interazioni tra natura e cultura, ovvero geni ed esperienze. L’idea di plasticità neuronale, già ampiamente presente nelle neuroscienze odierne, viene collegata direttamente ai meccanismi di comunicazione con le figure parentali e con i processi di attaccamento.

Molte osservazioni sperimentali sul comportamento infantile in condizioni normali e patologiche vengono riportate come base di una sistemazione teorica dei concetti di relazione interpersonale, di emozione, di affettività, per arrivare a definire il concetto di empatia, assicurando sempre la stretta correlazione tra psicologia e neurobiologia.

L’esperienza soggettiva viene considerata analiticamente a partire dai momenti di sensazione e percezione, fino a quelli delle rappresentazioni concettuali, categoriali e linguistiche che stanno alla base del nostro senso della realtà.

Un argomento discusso diffusamente è quello dell’asimmetria cerebrale e della lateralizzazione, programmata geneticamente, ma ampiamente condizionata dall’esperienza.

La capacità che la mente ha di "creare altre menti" ha importanti implicazioni per la funzione mentale normale e patologica, mentre una delle sue proprietà più rilevanti è forse quella di creare complessità a partire dalla semplicità.

Agli eventi significativi responsabili di modificazioni degli stati mentali, quali stress, traumi, lutti, psicoterapie e relazioni emotive viene dato ampio rilievo, così come avviene per le cosiddette capacità di integrazione del Sé, create da relazioni interpersonali e da processi neurofisiologici ad esse collegati.

Un capitolo finale è dedicato alla neurobiologia interpersonale dei processi narrativi e alle comunicazioni collaborative che permettono a due individui di collegarsi e di integrare le rispettive menti mediante flussi di informazione che si stabiliscono tra i due cervelli.

Una bibliografia adeguata viene riportata alla fine del testo.

Lauro Galzigna

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