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Terzo Seminario 28 marzo 2007

Modelli organizzativi dei Servizi di Salute Mentale

Il seminario intende indagare se ed in quale misura le nuove Organizzazioni della Salute Mentale, originate dal superamento dell’istituzione manicomiale, abbiano consentito la promozione e la realizzazione degli obiettivi via via definiti dai Progetti Obiettivo Nazionali, dai Piani Regionali e Locali; l’esperienza ormai di quasi trenta anni dalla legge 180 ci può consentire oggi di fare dei bilanci, confrontandoci con i traguardi raggiunti e con le future prospettive di lavoro.

Sappiamo dell’eterogeneità della realtà nazionale e delle forme organizzative che hanno preso piede nelle varie realtà regionali e locali, necessariamente diverse se consideriamo i costrutti organizzativi come l’esito di una ricerca in cui il contesto di appartenenza, la tipologia delle domande, le risorse locali e quelle dei servizi sanitari hanno parte così rilevante: rimane tuttavia, per qualsivoglia organizzazione, il compito di soddisfare obblighi legislativi che si fondano sulla promozione dei diritti delle persone, specialmente se sofferenti, ove dimensione terapeutica ed affermazione dei più elementari diritti si intrecciano in modo indissolubile, ove la progettualità particolare si inserisce in quella generale ed entrambe diventano terreno di elaborazione collettiva.

In questa direzione si tratta di comprendere in che modo sono stati soddisfatti o sono perseguiti i seguenti obiettivi generali su tutto il territorio nazionale:

  • Superamento O.P.
  • Costruzione rete territoriale e continuità delle risposte.
  • Risposta a tutta la domanda, con particolare riferimento alla patologia grave (clienti che rifiutano il contatto con il servizio), alle minoranze culturali, ai senza fissa dimora, all’Opg.
  • Evitamento forme di neo-istituzionalizzazione.
  • Costruzione Servizi rivolti all’infanzia ed all’adolescenza, loro connessioni con i Servizi per l’età adulta.
  • Risposte integrate con altri Servizi: Psichiatria-Sert, Psichiatria-Medicina Generale, Psichiatria-Servizi Sociali.
  • Rispetto delle quote di spesa sanitaria da destinare alla Salute Mentale.

Nell’ambito di questi obiettivi generali ci interessa proporre alcuni punti per il lavoro seminariale in forma di tesi o questioni da approfondire, con l’intento di definire alcuni obiettivi specifici.

  • Quali sono i punti qualificanti dell’organizzazione dipartimentale, quali i suoi indicatori di efficacia.

La dimensione dipartimentale, prevista dal progetto Obiettivo, ha visto, nelle diverse realtà, differenziazioni rispetto: al suo carattere funzionale o gestionale; alla collocazione, nel suo interno, della Psichiatria, della Npee, del Sert; alla inclusione dei Servizi Sociali.

A fronte, inoltre, degli enunciati generalmente assunti e condivisi dai Dipartimenti di Salute Mentale relativamente alle finalità ed agli obiettivi, si evidenziano profonde differenze nell’operatività quotidiana, tali a volte da pregiudicare la effettiva capacità di promuovere efficaci politiche di promozione della salute dei cittadini.

Obiettivo: individuare gli elementi qualificanti ed irrinunciabili dei Dipartimenti di Salute Mentale sul piano delle strategie e delle coerenti azioni, a cui subordinare gli aspetti di natura organizzativa.

  • La realizzazione della rete dei Servizi ha messo in evidenza il bisogno di una efficace connessione fra tutti gli elementi che la compongono, pena la costruzione di circuiti paralleli che facilitano frammentazione, dispersione di risorse, cronificazione.

Data per scontata la necessità di completare, laddove non è ancora accaduto, la rete dei Servizi, come descritto nei Progetti Obiettivo, emerge con sempre maggiore evidenza nelle realtà dotate di molte opportunità il bisogno che la ricchezza delle articolazioni dei servizi non debba favorire pratiche, talvolta raffinate, nei confronti di specifici obiettivi, che permangono separate rispetto agli altri elementi della rete organizzativa. Questo avviene sia nella realtà operativa della singola disciplina, che fra i vari servizi, interni ed esterni al Dipartimento di salute Mentale.

Il rischio è che ciò costituisca, oltre che una dispersione di risorse, un fondamentale impedimento ad una strategia che considera il concetto di continuità come fondamentale per un buon esito terapeutico. Si tratta di costruire una continuità innanzitutto di senso che può poi trovare forme adeguate anche sul piano organizzativo, evitando un facile gioco di dichiarazioni di incompetenza, di rimandi e deleghe che producono nuovi fenomeni di istituzionalizzazione e di abbandono.

Obiettivo: individuazione di caratteristiche organizzative che facilitino il lavoro integrato fra unità e servizi sia interni che esterni al Dipartimento.

  • La collocazione della discipline psichiatriche nell’ambito sanitario prima, la loro assunzione nella dimensione più generale del concetto di salute mentale, pongono il problema del riconoscimento della loro dimensione sociale e di una coerente declinazione dell’operatività.

Il riconoscimento della persona come soggetto sociale implica che la dimensione relazionale e sociale cui il soggetto rimanda non siano parti complementari o accessorie ma piuttosto essenziali ed indispensabili terreni di lavoro.

In questa prospettiva qualunque problema affrontato non riguarda solo il singolo individuo, ma anche il suo contesto familiare e relazionale, il suo contesto di appartenenza "comunitario"; inoltre il progetto, pur individualizzato, rimanda alla necessità di operare contestualmente assieme a tutti i soggetti coinvolti, ai Servizi Sanitari Pubblici e Privati, ai Servizi Sociali, alle aggregazioni di familiari, di clienti, di volontari e cittadini coinvolti ed impegnati nel campo della Salute Mentale, ricercando collettivamente soluzioni operative rispettose dei diversificati interessi da ciascuno espressi.

Appare, a questo proposito, fondamentale il tema dell’integrazione socio-sanitaria che, come recita l’art. 2 del D.C.P.M. 14.2.2001 sull’integrazione sociosanitaria, prevede "l’indivisibilità dell’impatto congiunto degli interventi sanitari e sociali sul risultato finale dell’assistenza", dove in altre parole "gli aspetti sanitari e sociali risultano fin dall’inizio inseparabili".

Obiettivo: individuazione delle concrete forme di intervento e di organizzazione utili al perseguimento delle finalità sopra espresse.

  • La pari dignità dei protagonisti: come essa trova posto nella progettualità dell’organizzazione.

Uno dei cambiamenti più significativi che ha accompagnato il recente periodo è quello di una presenza sempre più attiva e partecipe dei cittadini nel campo della salute.

Si enfatizza infatti la centralità dei cittadini nell’orientare le scelte strategiche dell’organizzazione sanitaria, si sottolinea la necessità di coinvolgere gli stessi nei processi decisionali di natura terapeutica, si tengono in particolare rilievo le osservazioni critiche e le proposte da loro espresse, nella prospettiva di un continuo miglioramento dei servizi sanitari.

Senza voler entrare nel merito di una lettura più complessiva di tale cambiamento, importa qui cogliere il significato che ciò assume in misura crescente nelle pratiche per la salute mentale.

Concetti come alleanza terapeutica, elaborazione, progetto, assumono pieno valore se calati in una autentica dimensione di ascolto da parte degli operatori, consapevoli della necessità di misurare le loro aspettative ed i loro scopi con ciò che l’altro vive, sperimenta e desidera.

Se ciò è primariamente importante con i pazienti, è altrettanto vero che tale obiettivo si propone, contestualmente, con i familiari e tutte le persone che sono a contatto con chi soffre.

In modo ancor più esteso va ricercata la partecipazione dei cittadini e ciò per molteplici scopi: innanzitutto per garantire corrette informazioni sui disturbi (psichici, psicorganici, relazionali) trattati, e sullo stato più generale della salute mentale della popolazione. Esiste poi la necessità, per una efficace politica per la salute mentale, di operare in termini di prevenzione, attraverso, quando possibile, la rimozione delle cause delle malattie, attraverso valutazioni diagnostiche ed interventi precoci, attraverso la riduzione della prevalenza della disabilità, con un conseguente effetto di contrasto a fenomeni di stigmatizzazione; inoltre occorre impegnarsi per opere di promozione, partecipando allo sviluppo di politiche che coinvolgono la molteplicità dei soggetti pubblici e privati operanti in un determinato territorio.

È in tale prospettiva che sono nati i Piani per la Salute, che devono vedere gli operatori come membri attivi e interessati alla promozione di comportamenti e stili di vita in grado di migliorare lo stato della salute mentale della comunità. Sempre in tale prospettiva è necessario che gli operatori della salute mentale partecipino attivamente al processo programmatorio previsto dai Piani di Zona al fine di immettere concretamente i servizi di salute mentale nella rete dei servizi locali ed aumentarne la conoscenza e l’accessibilità.

Obiettivo: individuazione strategie adottate dalle organizzazioni della salute mentale per assolvere ai compiti sopra indicati.

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