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LA STRUTTURA RIABILITATIVA DI MASONE
di
Rossella Valdrè ( Genova)

  • Introduzione
  • Cominciamo dalla struttura...
  • Si può fare una Comunità Terapeutica con l'utenza degli ex OO.PP?
  • La centralità del ruolo dell'educatore

  • Si può fare una Comunità Terapeutica con l'utenza degli ex OO.PP?

    Abbiamo quindi un contenitore nuovo (la casa), in un contesto sociale nuovo (il paese), che accoglie e fa vivere insieme un gruppo a sua volta nuovo (gli operatori e i pazienti, a loro volta in parte tra di loro sconosciuti). Gli operatori, cioè tutti noi, costituiscono la terza variabile di questo mosaico, la cerniera umana che mette insieme, che fa interagire il gruppo dei pazienti con la struttura abitativa, tra di loro e con il paese. E' la presenza di questa cerniera umana lo specifico della Comunità Terapeutica, la sua differenza dall'ospedale e non solo dall'ospedale psichiatrico, in quanto gruppo che contiene professionalità diverse trasversalmente unite per il funzionamento del gruppo stesso, che si riconoscono in questo funzionamento e ne determinano direttamente ed in prima persona gli umori e le valenze, che devono essere elasticamente disposte ad un certo grado di intercambiabilità di ruoli senza però perdere di identità e confondersi gli uni con gli altri, perché ambedue le estremizzazioni condurrebbero alla paralisi del funzionamento del gruppo stesso.

    Questa delicata architettura umana é la Comunità, non semplicemente la fa. La struttura comunitaria ha cioè il suo specifico nell'essere fatta dalle persone, nel bene e nel male potremmo dire: non é cioè una macchina che può quasi andare avanti da sé come la grande istituzione, ma é unicamente affidata allo scheletro che gli operatori riescono a darle (non che non contino le persone in una grande istituzione, ma sembra possedere un suo certo automatismo, specie se pubblica, che manca del tutto nelle C.T.) Il barometro della vita di Comunità, il suo polso vitale sono le persone che la compongono non sono nel complesso, ma anche quelle che sono lì in quel turno in quel momento. Questo é l'elemento di grossa fragilità ma potenzialmente anche di grossa creatività della Comunità Terapeutica. Tuttavia, qui abbiamo uno specifico ancora diverso, che non sembra essere né il manicomio, per ovvi motivi, né la C.T. propriamente detta, per come la conosciamo dalla nostra esperienza e dalle strutture che esistono sul territorio (per altrettanti ovvi motivi: età dei pazienti, indimissibilità già nelle premesse, residualità della patologia, e via dicendo). Credo che l'interesse stia proprio in questo: scoprire cosa siamo, definirci e ridefinirci rispetto all'esistente, sostenere questa definizione con un pensiero ed un assetto teorico che oggi manca (abbiamo ‘pensiero' sul manicomio e sulla C.T. tradizionale, ma non sulla struttura residenziale. che é stata messa al posto del manicomio). E' stata fatta un'embricatura senza precedenti: avere messo assieme una struttura nuova, guidata da personale giovane (e torneremo su questo punto) con pazienti vecchi, vecchi talvolta di età ma soprattutto vecchi di istituzione, assuefatti all'immobilismo e alla rutinarietà più passiva e semplificata che si possa immaginare.

    Io non conoscevo i manicomi, se non attraverso il sentito dire, la letteratura, il cinema e la mia immaginazione. Come me, la maggior parte del personale di Masone non li ha conosciuti, perché troppo giovane, giovane di età in qualche caso e soprattutto giovane di formazione. Ci siamo formati in un'epoca in cui il reparto di psichiatria é dentro l'ospedale generale, ci sono gli ambulatori in ogni quartiere e sappiamo che da qualche parte esistono delle Comunità. Ci siamo formati all'interno, chi più chi meno, dei concetti psicoanalitici (secondo il contributo più alto della psicoanalisi e cioè il riconoscimento laico della sostanziale identità di ogni uomo rispetto al nucleo originario delle emozioni) e della cultura della tolleranza, sappiamo e sentiamo, attraverso qualcosa che é dentro di noi e che ci ha spinto ad occuparci di questo, che chi sta male di mente non ha colpa, non ha peccato, che ci deve essere una sofferenza antica alla base di tutto questo, qualcosa di indicibile, non condivisibile a priori per il paziente, in cui é stato completamente solo. Questo é il nostro bagaglio.

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